Col titolo di “Finisterrae: sinfonie distopiche a Casa Württemberq“, esce una bellissima recensione a firma di Skinner o Bokonisti, associazione promotrice della cultura del fantastico.
<<La Casa Württemberq è l’epicentro simbolico del romanzo. Appare fin da subito come un luogo sospeso, separato dal resto del mondo da una muraglia nerastra che suggerisce isolamento e potere. Il protagonista lo percepisce immediatamente come un ambiente alieno: “Quando varcai per la prima volta la soglia di Casa Württemberq ebbi la certezza che non si trattasse dello stesso mondo al quale io appartenevo”.
L’architettura stessa della Casa — fatta di corridoi spiraliformi, stanze disorientanti, rituali assurdi — la rende allo stesso tempo teatro, prigione e labirinto mentale. Al suo interno “nessuna informazione esterna penetrava”, e questa chiusura diventa metafora di una società che preferisce l’illusione della protezione alla libertà. È un microcosmo dove tutto è artificio, rappresentazione, esercizio di controllo.
La Casa è anche specchio deformante della società contemporanea: manipolazione dell’informazione, rituali di potere, sorveglianza diffusa, costruzione di una realtà alternativa. È una gabbia dorata che promette sicurezza ma consegna alienazione, e nella quale Thomas deve imparare a distinguere la messinscena dalla verità.>>
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