Incontro al liceo Boggio Lera: Finisterrae

La mattinata al liceo Boggio Lera di Catania il 28 febbraio 2026 è andata benissimo con ragazzi reattivi e curiosi. Abbiamo parlato di fantascienza, in particolare di distopia, per poi analizzare alcuni aspetti del mio romanzo “Finisterrae” (Delos).
I ragazzi, già guidati alla lettura dalla prof.ssa La Guzza, su temi, stile, registri… mi hanno chiesto di tutto, dall’episodio che ho avuto più difficoltà a scrivere (decisamente le torture), al personaggio più amato (Zimmer), a quelli in cui vi era una parte di me (un po’ tutti), al mio laboratorio di scrittura… Loro sono stati colpiti dalle violenze del regime, dal bambino salvato dalle bombe, dall’architettura alla Escher ed è piaciuta l’ironia. Io li ho guidati all’osservazione del doppio, al simbolo.
Ah… la professoressa Coppola mi ha detto che sarebbe perfetto per una trasposizione cinematografica. Un gran complimento e lo prendo per un buon auspicio 😉
Poi mi hanno omaggiata di un mazzo di fiori. Insomma, deliziosi! ❤
Grazie ancora ai prof. Angela La Guzza, Mirella Barone, Barbara Coppola, Silvana Gangi, Fabio Rindone, Rosanna Gulisano, alla DS Valeria Pappalardo e naturalmente ai ragazzi presenti.

Finisterrae tra distopia e realtà: il mio “laboratorio” con i ragazzi del Boggio Lera

Di recente ho avuto il piacere di partecipare a una tavola rotonda presso il Liceo Boggio Lera. Per me non è stata una semplice lezione frontale, un’idea che sento lontanissima, ma un vero e proprio circolo di lettura e un confronto aperto su quello che definisco il mio “laboratorio della scrittura”.

La mia visione della Fantascienza Sociologica

Insieme ai ragazzi abbiamo esplorato i confini della fantascienza. Sebbene il genere sia vasto, la mia sensibilità mi porta lontano dai viaggi spaziali; preferisco quella che chiamo fantascienza sociologica. Mi piace estremizzare i problemi del presente proiettandoli in un futuro vago, dove la distopia diventa lo specchio delle nostre paure.

Scrivere, per me, è un “gioco della culla di spago“: un dialogo costante con gli autori del passato. Ogni mia pagina nasce da forme precedenti che rielaboro, giocando con le suggestioni di Orwell, il senso di oppressione di Kafka o le architetture impossibili di Escher. In Finisterrae, ho voluto anche inserire il “bello dissonante” di Hieronymus Bosch, popolando la narrazione di elementi che sfidano il concetto comune di normalità.

Il cuore del romanzo: Thomas e il tema del Doppio

Abbiamo discusso a lungo di Thomas, un protagonista che molti lettori trovano “odioso” o goffo, ma in cui io stessa mi riconosco per quella parte ingenua che spesso non coglie le manipolazioni del sistema. Thomas si muove in un mondo dominato dal tema del doppio: verità contrapposte, personaggi speculari come Eva e Clelia, o Hans e Clelia che rappresentano il maschile e il femminile che si completano.

Un punto centrale è stato il contrasto tra il “fuori” (la paura, l’inquietudine) e il “dentro” della casa, che diventa per Thomas una sorta di “nido” pascoliano o una cupola protettiva, l’unico luogo dove può sentirsi al sicuro e, in qualche modo, felice.

Le curiosità dei ragazzi: dietro le quinte di Finisterrae

Il momento più vivo è stato il confronto con le domande degli studenti, che hanno scavato nel profondo della mia opera:

  • Sulla fatica di scrivere: Mi hanno chiesto quale sia stata la parte più difficile. Senza dubbio le scene delle torture. Avendo un approccio cinematografico, vedo e sento tutto ciò che scrivo; descrivere la sofferenza di Thomas in prima persona mi ha causato un reale dolore fisico ed emotivo.
  • Sul perché scrivo: Per me scrivere è un’esigenza vitale, come respirare. È una forma di autoterapia che diventa arte nel momento in cui quelle emozioni vengono condivise e seminate negli altri.
  • Sull’originalità e il metodo: Come nasce un libro? Per me tutto parte da una fase istintuale (come l’amore per Bosch), ma poi subentra la struttura. Lavoro su un plot rigido, capitolo per capitolo, e solo dopo lascio libera la “scrittura creativa” dove nascono i dialoghi e le descrizioni più vive.
  • Sui riferimenti letterari: È stato affascinante vedere come i ragazzi abbiano colto riferimenti a La fattoria degli animali o alla poesia Il lampo di Pascoli. Anche se non sempre inserisco questi simboli razionalmente, essi sono sedimentati nel mio inconscio e riemergono durante la scrittura.
  • Sulla scena del bambino: Abbiamo riflettuto sulla scena in cui Thomas salva un bambino durante un’esplosione. Volevo mostrare come un uomo comune, non eroico, possa compiere una scelta etica fondamentale di fronte alla fragilità estrema, superando il proprio egoismo.
  • Sull’ironia: Molti hanno notato l’autoironia di Thomas. Credo moltissimo nell’ironia come arma di difesa per tollerare le tragedie. La mia scena preferita da scrivere? Quella in cui Thomas, drogato, parla di draghi in un momento di totale cortocircuito comunicativo.

Un messaggio di speranza

Nonostante la visione cupa di Finisterrae, ho voluto tracciare una via di salvezza individuale attraverso l’amore e la musica. Ai ragazzi ho lasciato un augurio: che le nuove generazioni possano smentire il mio pessimismo e costruire un cammino diverso da quello tracciato nelle mie pagine.

Spero che questo racconto del mio incontro vi aiuti a entrare ancora di più nel mondo di Finisterrae. Vi aspetto nei commenti per continuare la conversazione!

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