Cime tempestose e Finisterrae a Villa Ardizzone

Finisterrae e Cime tempestose

Villa Ardizzone e il suo meraviglioso anfitrione Rosina Ardizzone il 29 marzo 2026 h 18.00 hanno ospitato Finisterrae (e la sua autrice Cinzia Di Mauro ;)) per la rassegna “aperitivi letterari” dedicata alla letteratura tra l’800 e il ‘900 o di ambientazione storica. Il tema centrale era “Tra il gotico e il surreale: Cime Tempestose e Finisterrae”.

Rosina Ardizzone ha presentato il romanzo di Emily Bronte, la curiosità del cognome familiare modificato in omaggio al prode Horatio Nelson, diventato duca di Bronte, alcuni elementi biografici poi ambientazione proprio della brughiera di Cime tempestose, la straordinaria capacità immaginifica di Emily e Charlotte (autrice di Jane Eyre), quindi ha affrontato proprio i temi più significativi del romanzo.

La passione amorosa travolgente, morbosa, violenta che fa il paio romanticamente coi suoi protagonisti Catherine e Heathcliff (un po’ simbolo della stessa brughiera nella sua durezza spazzata dal vento tumultuoso).

Il piacevolissimo stacchetto teatrale della compagnia Redingote con una significativa sintesi in abiti d’epoca ha intervallato alcuni momenti di dialogo tra me e Rosina!

E tra quanto siamo riuscite a raccontare all’attento e numeroso pubblico in sala e quanto avevo preparato per questo incontro sono emersi molteplici elementi di vicinanza tra i due romanzi, così lontani eppure così vicini.

La Natura

In Cime tempestose la natura è tipicamente romantica, tutt’uno con l’umanità, altamente simbolica del turbine di passioni, della violenza, del trascinamento dei destini dei loro personaggi. Anche in Finisterrae la natura gioca un ruolo determinante: da un lato nella sua assenza fuori da Casa Württemberq, rappresentando l’essenza del totalitarismo, dall’altro lato la foresta di diodara, fascinosa ed emozionante, che richiama Thomas Zimmer alla musica e lo spingerà a comporre, ma anche spaventosa per la sua libertà all’interno di quell’ala della tenuta che contiene le mangrovie.

L’Isolamento come spazio simbolico

Entrambe le opere ambientano i loro conflitti in luoghi isolati e chiusi, separati dal resto del mondo. In Cime tempestose, Wuthering Heights rappresenta uno spazio selvaggio e primitivo, governato da passioni violente e distaccato dalle convenzioni sociali. Analogamente, in Finisterrae, Casa Württemberq è circondata da un’impenetrabile muraglia nerastra che la isola completamente dalla realtà esterna. Questo isolamento fisico diventa in entrambi i romanzi un dispositivo narrativo per esplorare dinamiche umane estreme, sottratte al controllo delle norme sociali ordinarie.

Atmosfera gotica e surreale

Entrambe le opere attingono a elementi gotici per creare atmosfere inquietanti e cariche di tensione. Cime tempestose presenta fantasmi, superstizioni e un’atmosfera sinistra che enfatizza la lotta tra amore e odio, ordine e caos. Finisterrae crea un mondo “surreale e inquietante” con meccanismi enigmatici, abitanti eccentrici e una dimensione onirica che sfuma i confini tra realtà e incubo. In entrambi i casi, questi elementi non servono semplicemente a spaventare, ma a trasmettere conflitti profondi tra opposte forze esistenziali.

Il protagonista estraneo

Sia Heathcliff che Thomas Zimmer sono figure esterne che penetrano in mondi chiusi e ostili. Heathcliff è l’outsider per eccellenza, il personaggio byroniano che porta scompiglio nelle dinamiche consolidate tra Wuthering Heights e Thrushcross Grange. Thomas Zimmer, pianista che accetta un misterioso incarico musicale, si trova catapultato in una realtà che “non appartiene al suo mondo”, dove deve confrontarsi con scelte morali impossibili tra ribellione e sottomissione al potere. La loro condizione di stranieri diventa il punto di vista privilegiato per svelare le contraddizioni dei sistemi sociali in cui si trovano immersi.

Passioni violente e libertà

Entrambi i romanzi esplorano temi romantici legati alle passioni violente e alla libertà come forza primordiale. In Cime tempestose, le passioni sono selvagge e corrispondono al paesaggio naturale indomito, mentre la morte rappresenta una liberazione dello spirito piuttosto che un momento di perdono. In Finisterrae, la libertà è il tema centrale, ironicamente richiamato dai nomi di entrambe le fazioni in guerra (“Nuova Libertà” e “Lavoro e Libertà”) mentre le popolazioni sono tenute in sottomissione attraverso un conflitto perenne. Entrambe le opere presentano la libertà autentica come qualcosa di irraggiungibile all’interno dei sistemi sociali costituiti, possibile solo attraverso la rottura radicale o la trascendenza.

Stile

Entrambi i romanzi hanno una scrittura ricca di descrizioni, con periodi lunghi, rigonfi di pensieri e sensazioni del narratore. Quest’ultimo in prima persona crea un particolare transfert emotivo col lettore. Se questo linguaggio è tipico dell’800, è solo un richiamo, un’eco per Finisterrae, il cui tempo (come lo spazio) resta simbolico.
Una certa ironia traspare in alcune descrizioni di Cime tempestose, ma molto più evidente in Finisterrae.

Al termine un rinfresco a base di pâtisserie graziosa e buonissima, che riprendeva persino i colori della brughiera 🥰

Grazie ancora a Rosina Ardizzone per l’intrigante occasione di confronto!

Torna in alto