Finisterrae al liceo classico N. Spedalieri

Finisterrae al liceo classico N. Spedalieri

Lunedì 27 aprile 2026 Finisterrae (Delos) di Cinzia Di Mauro è stato oggetto di attenta analisi in un incontro di potenziamento letterario per classi quinte del liceo classico N. Spedalieri di Catania.

La prof.ssa Francesca Bonaccorsi ha introdotto il romanzo, la destrutturazione, alcune tecniche narrative e insieme a me ha presentato il tema del doppio, così caro alla letteratura del ‘900, sviscerandone poi le presenze all’interno di “Finisterrae”.

Il documento esplora il tema del “doppio” nella letteratura occidentale, evidenziandone l’evoluzione dall’antichità greco-romana fino al Novecento, per poi applicare queste chiavi di lettura all’analisi del romanzo ucronico e distopico Finisterrae.

L’evoluzione del “doppio” nella Letteratura

Nell’antichità, il doppio è legato a “una fantasia primigenia dell’uomo, connessa alle sue paure”. Nel mondo classico, emerge soprattutto la stretta connessione tra il doppio, le magie di trasformazione (metamorfosi) e il legame con la morte o con entità sovrannaturali. Nel passaggio tra Ottocento e Novecento, complici i cambiamenti sociali e le nascenti teorie psicanalitiche di Freud e Rank, il tema muta radicalmente. Il doppio smette di essere un fenomeno magico e diventa “espressione dell’identità scissa dell’uomo moderno”, diviso tra obblighi sociali e pulsioni represse che improvvisamente irrompono nella coscienza.

Euripide, Ovidio, Stevenson e Wilde

La connessione tra sdoppiamento, alienazione e morte fa da ponte tra diverse epoche. La “Elena” di Euripide, prima ucronia, racconta del fantasma di Elena portato a vessillo di una guerra combattuta dunque inutilmente, mentre la donna pura e moglie fedele attendeva il marito in Egitto. Ovidio rappresenta Narciso che si innamora della propria immagine, trovando la morte e trasformandosi in un fiore. Questo concetto di frammentazione volontaria della coscienza per sfuggire alle regole sociali ritorna in Stevenson con Il dottor Jekyll e Mr. Hyde, in cui il tentativo di isolare la propria “parte maledetta” sfugge di mano, portando inevitabilmente alla morte dello scienziato. Allo stesso modo, nel Ritratto di Dorian Gray di Wilde, il protagonista rifiuta l’invecchiamento scaricando la sua corruzione sul ritratto, ma l’odio per questo alter-ego persecutore lo condurrà alla distruzione.

L’approccio Pirandelliano

Pirandello porta il disagio dell’uomo novecentesco al suo apice con Il fu Mattia Pascal. Il protagonista finge la morte per liberarsi dalle catene borghesi e crea volontariamente un doppio, Adriano Meis, credendo di ottenere libertà. In realtà finisce in una prigione sociale ancora più rigida; la disgregazione delle sicurezze classiche (il famoso “cielo di carta” strappato) lo costringe a guardarsi vivere con una “spietata disillusione”.

Il Doppio e il Totalitarismo in Finisterrae

Nel romanzo Finisterrae, il tema del doppio fa da filo conduttore intrecciando frammentazione dell’identità e ironia “spiazzante”, creando equivoci e incomprensioni, specie nei dialoghi tra Thomas e lo Zio. Il testo è pieno di specchi psicologici e dualismi:

  • Personaggi: Eva e Clelia (“malizia” e “dolcezza”), Thomas ed Herbert (geni manipolati dal sistema), Clelia e Hans.
  • Fazioni politiche: I due partiti rivali, Lavoro e Libertà e Nuova Libertà, fungono da specchio opposto e identico, gridando o sussurrando il medesimo slogan e dimostrando che il cambiamento politico è solo un’illusione.
  • Spazi: La dialettica tra l’esterno (la dura realtà distopica) e Casa Wurttemberq (il rifugio), dove le prospettive si ribaltano mostrando che il mondo esterno è invivibile e la Casa diventa la vera realtà.

In questo contesto, il totalitarismo plutocratico annienta l’individuo come in 1984, imponendo lo stato di guerra perpetua. Di fronte a un potere schiacciante a metà tra un regime collettivista e una disuguaglianza capitalistica, le uniche vie di fuga possibili e salvifiche rimangono l’arte e l’amore.

Questo e tanto altro è venuto fuori in un piacevolissimo incontro con ragazzi attenti, curiosi, partecipi, che coglievano al volo qualunque riferimento scappasse ai nostri conversari pindarici.

Grazie ancora alla prof.ssa Francesca Bonaccorsi, ai ragazzi dello Spedalieri e alla DS Enza Ciraldo per la bella occasione di confronto.

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