La rage arabe

30dic
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Coordinatrice di progetto: prof.ssa Cinzia Di Mauro

Coordinatrice per le traduzioni in francese e il contatto col consulente esterno: prof.ssa Sylvie Lescuyer

Consulente esterno: Guillaume Long, illustratore di Le Monde

Classe: 3 L

Ed eccoci giunti al secondo appuntamento (non ancora un traguardo, ma sicuramente una buona prospettiva) della nostra graphic novel su argomenti di stretta attualità.: i foreign fighters.

Di nuovo i ragazzi di una terza media si sono messi in gioco con un progetto ambizioso, pluridisciplinare e, in particolare, bilingue franco-italiano.

La rage arabe (La rabbia araba), pur con tutti i limiti di un lavoro tra i banchi di scuola, si inscrive tra le analisi sociologiche, quasi naturalistiche alla Comédie humaine di Balzac (per rimanere in ambito francese) o con riferimenti più attuali alla Haine di Kassovits o Les désorientés di Maalouf.

I giovani scrittori/illustratori hanno, infatti, osservato “scientificamente” il fenomeno dei foreign fighters e riprodotto un soggetto disagiato in contesto francofono fino a condurlo alle sue estreme conseguenze: l’odio verso la società in cui è nato, ma in cui non si è mai sentito integrato, un odio messo poi a servizio di un fanatismo religioso di matrice islamica. Ecco che, quindi, Parigi si salda nella nostra storia alla Siria e al Medio Oriente, martoriati dalla guerra, dall’ISIS e dalle multinazionali del petrolio.

Ben oltre, tuttavia, è giunta questa graphic novel, perché, grazie alla visione positiva dei suoi autori, si suggerisce anche una possibile soluzione a tanta efferatezza, che ci ha colpito (e, temo, continuerà a farlo in futuro) così da vicino.

La rage arabe vuole dirci che non tutte le storie di disorientati, cioè di coloro che hanno perso il loro Oriente e al contempo la direzione da percorrere nelle loro vite, devono necessariamente sfociare in atti di morte.

Vi sono (devono esserci – dobbiamo aggrapparci a questo ottimismo della volontà!) dei ritorni alla normalità, alle idee di libertà e di democrazia, che i nostri ragazzi meriterebbero di non vedere più vituperate.


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