Articolo su “In cima alle torri” in “Il nodo della penna” – Davide Dotto

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09feb
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In cima alle Torri racconta uno dei punti nevralgici della società moderna, quello della speculazione finanziaria. Gli accordi di Bretton Woods del 1944 tentarono di porle considerevoli limiti, affinché non si ripetesse la Grande Depressione (il regime di cambi fissi collegato alla convertibilità del dollaro in oro). Nel 1971 le barriere stabilite vennero meno rimettendo in campo meccanismi in grado di nuocere non poco alle economie dei vari Paesi.
Tra le pagine incontriamo, da una parte, una schiera di affaristi al soldo della propria ambizione; dominano e sono dominati da un modello che li assorbe totalmente. Sono amministratori delegati, hanno nelle mani gonfi portafogli azionari; fanno il bello e il cattivo tempo nelle borse valori, si reputano pesci grossi, si contano nel numero degli uomini più importanti del pianeta. Hanno titolo di stare in cima alle torri, ne divengono il coronamento architettonico (tipo pinnacolo). I potenti di turno, tra essi Andrea Bodini, acquartierati a quelle altezze non sono visibili o giudicabili da chi sta alla base, tuttavia si espongono alle intemperie che agiscono sotto forma di rovesci (di fortuna).
Dall’altra vi sono le persone comuni: ogni tanto alzano il capo per osservare chi si nasconda oltre le nubi e non hanno voce in capitolo sulle meccaniche che muovono il mondo e la terra in cui camminano. C’è Pepé: custode in una scuola, è meticoloso e metodico, ingenuo come un bambino e affetto da una sindrome debilitante fino a un certo punto: conosce a menadito le 108 fermate della metropolitana milanese, è un genio con i numeri.

Una realtà così concepita opera a condizione che siano rispettate regole non scritte, alcune delle quali consolidate nei millenni, aggiornate e/o camuffate, a fondamento dell’ordine incontestabile delle cose. 
Ci sono sempre state distinzionibarriere invalicabili e a ben vedere le regole stesse (scritte e non scritte, normative, culturali, etico-morali, ma anche logico-matematiche, statistiche e via dicendo)  vi appartengono, impossibile vivere senza. Mette i brividi, a tal proposito, una battuta di Blade Runner 2049:

Il mondo è fondato su un muro che separa le specie, dì a entrambi i lati che non c’è il muro, e la guerra è certa.

Un chiaro invito, insomma, a restare ciascuno al proprio posto, neanche ciò contribuisse a preservare l’equilibrio universale e non semplicemente uno status quo. Il puro desiderio di Pepé di affacciarsi dalle vetrate di una delle torri è un sogno proibito, quasi volesse cibarsi del frutto dell’albero altrui. Come la sua abitudine di divorare le serie di numeri presenti nel quotidiano Economia&Finanza che il suo edicolante gli conserva.

È avvenuto qualcosa di allarmante, una barriera è caduta e nessuno se n’è accorto. Il buon Pepé ha in tasca una chiave (e il corrispettivo potere), il diritto di affacciarsi dalle vetrate. Non ha neppure la necessità di scardinare porte per entrare nel luogo inviso ai più:

Pepé, (…) ti andrebbe di spiegarmi un po’ come funziona quando leggi questi giornali?

È questo il punto. Come funzionano le cose?

Nessuno lo sa. Individuata una causa, ne rimangono nascoste mille. Il risultato, insegna Gadda, è il prodotto di un garbuglio, di uno gnommero inestricabile di eventi. La statistica e la legge dei grandi numeri (nota quale legge empirica del caso) suggeriscono una direzione, danno la parvenza di una costante, mostrano acque navigabili; assorbono le incognite, nutrono la superbia di chi pretende di dominarle, spingono al mero gioco d’azzardo. Si pensi a chi scommette su un dato statistico di massima:  che in un tal secondo incontrovertibilmente vi saranno nel mondo 4 nascite e 1 decesso. Si pensi, poi, al c.d. effetto farfalla che non vale solo per le previsioni meteo. O a certi raggiri furbeschi di regole e principi capaci di porre nel nulla qualsiasi sistema o metodo di calcolo. Proviamo ad applicare il ragionamento ai mercati finanziari: se ha il 99% di probabilità di accadere, sul piatto vi è sempre quell’1% in cui potrebbe verificarsi y. avrebbe la forza di scatenare una tempesta di inaudita potenza, e nemmeno tanto metaforica.
Il nuovo romanzo di Cinzia di Mauro racconta tutto questo.
Da Il nodo alla penna, di Davide Dotto.

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